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Finanza e ambiente per i cambiamenti climatici

 

Si è appena concluso a Milano il Convegno Aiaf-Bicocca, che ha riunito industriali, studiosi e manager intorno al tema degli investimenti sostenibili.

Ian Monroe, visiting scholar di Stanford e promotore di Etho Etf – uno dei primi fondi passivi quotati a Wall Street che si occupa di temi ambientali con strategie a breve e lungo raggio – si è espresso così: “Nelle aziende ancora oggi i temi della sostenibilità spesso dipendono dal settore marketing e comunicazione, senza possibilità di incidere nelle scelte strategiche delle imprese. Ma l’ambiente promette di essere il tema-chiave, decisivo per la valutazione di un investimento. Adesso, mica fra dieci anni”.

“Non è certo per motivi ideali che la Cina ha scoperto l’emergenza ambientale e si è convertita ad una filosofia verde – ha affermato Massimo Nicolazzi, che ha trascorso anni lavorando  nel mondo del petrolio, prima all’Eni poi nel gruppo Gazprom, ed oggi è docente di fonti dell’Energia all’Università di Torino – Il cambiamento non può prescindere dalla volontà politica, che agisce attraverso un mix fatto da tasse, incentivi e proibizioni. Ma ha un valore determinante la finanza: il professor Paul Ekins calcola in 3.000 miliardi di dollari l’anno gli investimenti necessari per abbassare il tasso di carbonio. La ricetta, insomma, non può prescindere dalla finanza”.     

Tutte le personalità intervenute al Convegno si sono trovate d’accordo sull’emergenza ambientale nelle aziende, e sul ruolo cruciale che la finanza può avere in quest’ottica.

Nonostante le politiche di Trump, mettendo in discussione l’emergenza ambientale, possano ritardare l’intervento della finanza in difesa dell’ambiente, non si può negare la “tragedy of the horizon” (come l’ha definita il Governatore della Bank of England Mark Carney).

Indubbiamente le difficoltà non sono poche, e la strada è ancora in salita. Ma, come ha sottolineato Monroe, la domanda continua a crescere e gli investimenti non mancheranno.